Data Pubblicazione: 4 Marzo 2019

Nei nuovi sviluppi urbani al centro c’è il paesaggista

Progettano balconi e terrazzi, tetti verdi e orti urbani, inventano “giardini verticali”, disegnano parchi, “rinaturalizzano” cave, firmano i piani territoriali tutelando gli ambienti agricoli, definiscono le strategie di mitigazione dell’impatto delle infrastrutture, tenendo conto delle strategie ambientali e dei cambiamenti climatici. Sono i progettisti del paesaggio, professionisti per anni coinvolti dagli studi di architettura o dalle società di ingegneria per una consulenza specialistica, e che ora si stanno affrancando nel loro ruolo, chiamati da committenze pubbliche e private.

Le “infrastrutture verdi” sono il futuro, tanto quanto le “infrastrutture grigie”.Fanno scuola i tanti progetti internazionali, dal campus scientifico-tecnologico progettato a Parigi da Pargade Architects, al Zarydye Park di Mosca disegnato da Diller Scofidio+ Renfro, alla House of One di Atelier Le Balto a Berlino. La sfida in Italia è già stata colta da diversi operatori del real estate. Basti guardare alla Biblioteca degli Alberi inaugurata a ottobre da Coima, nel cuore di Porta Nuova a Milano, disegnata da Inside Outside|Petra Blaisse di Amsterdam: un patrimonio vegetale composto da oltre 135mila piante di 100 specie diverse, 500 alberi e 22 foreste circolari. Per il disegno del parco di Seimilano, sviluppato da Borio Mangiarotti e Varde, in campo c’è invece il francese Michel Desvigne, che nel gruppo guidato da Obr ha vinto anche il concorso internazionale a Prato per la progettazione di un parco al posto dell’ex ospedale (per il quale il Comune sta strutturando la gara d’appalto). A Bagnoli, per il parco dell’area ex Italsider, Invitalia ha invece coinvolto lo studio dei paesaggisti guidato da Gioia Gibelli.

Com’è stato per l’architettura più tradizionale, con la leva delle “archistar”, sembra siano gli studi internazionali per ora a portarsi a casa le migliori opportunità green nel mondo immobiliare. Ma un contributo significativo per sensibilizzare la comunità e la committenza è stato offerto anche da architetti come Stefano Boeri, progettista del Bosco Verticale di Milano (con 21mila piante in due edifici) che, a sette anni dal primo prototipo italiano, lo sta esportando, in città come Losanna e Eindhoven, Parigi e Nanchino. «Con la sua attenzione alla forestazione urbana, Boeri ha sdoganato il fatto che il verde non è un plus da élite, ma deve farsi spazio in situazioni sostenibili, per tutti. Il verde si progetta insieme al resto – spiega l’architetto Luigino Pirola, presidente dell’Aiapp, l’associazione italiana di architettura del paesaggio – non è un decoro, ma diventa un bisogno, è parte dell’ecosistema e del suo metabolismo. È una foto di relazioni: il paesaggista fa da regìa ascoltando i diversi specialisti: naturalisti, botanici, pianificatori, esperti di trasporti, a seconda del target dell’iniziativa». (…)

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Autore: Paola Pierotti

Fonte: Il Sole 24 Ore

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